Baddadoris: ballo, strumenti musicali e costumi di un tempo

L‘associazione culturale “Tradizioni Popolari” insieme all’omologa “Sonus de Canna” di Samatzai e con il patrocinio dell’amministrazione comunale, nella sala Vico Mossa a Serramanna, domenica 3 febbraio dalle 17,30 presenteranno un video documentario dal titolo “Baddadoris - Il ballo in Campidano”. Frutto di una ricerca condotta negli anni ‘80 da parte del gruppo di Samatzai e conservata nell’archivio dell’associazione, verranno proposti al pubblico i ricordi di un tempo, i primi del secolo scorso, attraverso immagini e suoni, in modo particolare quelli delle launeddas, sulla base delle testimonianze dei diretti protagonisti che, nei balli dell’epoca, si esprimevano per la conoscenza reciproca in una forma efficace di socializzazione. La voce narrante è quella di Antonio Putzolu, danzatore esperto che da giovane – nel ruolo della tzerachia - organizzava tali iniziative con il coinvolgimento di strumentisti e appunto, ballerini. Per la manifestazione interverranno Tonino Leoni in qualità di relatore e Cristiano Cani, esperto nell’interpretazione e riproposizione delle tradizioni popolari. Durante la serata si parlerà inoltre di un suonatore dei launeddas, il serramannese Francesco Piga. Al nome di quest’ultimo è legata una particolare curiosità. Vi sono testimonianze bibliografiche secondo le quali nel 1911, trovandosi nella Capitale per un raduno di musicisti, durante un’esecuzione incontrò un medico fisiologo, tale Baglioni che su di lui svolse alcuni esami con strumenti accurati al fine di realizzare un’indagine scientifica riguardante il particolare processo respiratorio messo in atto per ottenere l’inconfondibile suono continuo nel più classico degli strumenti a fiato della nostra Isola. Giovanni Contu ...

Ospedale inadeguato: cento giorni per una visita ortopedica, risonanza magnetica a rilento, emergenza nel reparto di medicina

I medici, gli infermieri e gli operatori sociosanitari lavorano in ospedale e nel territorio con grande professionalità, ma l’attuale ospedale è assolutamente inadeguato perché e non consente al personale di poter esercitare al meglio la propria attività. La costruzione del nuovo ospedale consentirebbe l’assunzione di un notevole numero di maestranze locali. Una boccata di ossigeno per gli alti tassi di disoccupazione nel territorio. «Purtroppo - denunciano i sindacati -  stiamo assistendo, da tempo, ad un balletto di date e rinvii sull’inizio dei lavori e non vorremmo che i problemi relativi all’azienda madre Condotte, che sta per essere messa in amministrazione giudiziaria, comporti dei problemi all’Ati vincitrice dell’appalto. Per presentare nella maniera più compiuta ed efficace la situazione in cui versano i servizi sanitari, occorre far chiarezza sulle difficoltà più evidenti in tutto il territorio e in particolare nell’ospedale di San Gavino in cui vi è una carenza cronica di personale non più sopportabile.  REPARTO DI RADIOLOGIA  La grave carenza di tecnici non consente di poter utilizzare tutte le apparecchiature radiologiche. Rispetto agli attuali 12 servirebbero ulteriori 5-6 tecnici per erogare efficientemente il servizio. La risonanza magnetica, nell’ultimo anno, ha ridotto sensibilmente le sue prestazioni. L’attività, che veniva svolta per 6 giorni a settimana con una produzione di 30-40 esami si è pesantemente ridotta a soli 1-2 giorni a settimana con una produzione, quando va bene, di 5-8 esami a settimana (in alcune settimane nessun esame). Dall’agosto scorso la risonanza è totalmente inattiva per problemi tecnici non formalmente dichiarati. Pertanto l’ospedale non può erogare tale prestazione. Ciò comporta che i pazienti ricoverati, che necessitano di effettuare tale esame, devono attendere un appuntamento in un altro ospedale e affrontare un disagevole trasporto in ambulanza; oppure, quando l’urgenza non consente di attendere, occorre trasferire il paziente in un’altro ospedale. «C’è da evidenziare», denunciano i sindacati, «che il trasferimento in un altro ospedale è un’operazione estremamente complessa. Presuppone infatti dover occupare posti letto di altri territori e, sovente, capita che il personale dell’ospedale ricevente opponga resistenza, soprattutto quando si tratta di casi che, potrebbero e dovrebbero, essere gestiti in loco». Anche altri servizi della radiologia, in particolare la Tac, non riescono a fornire prestazioni in tempi brevi, soprattutto per i ricoverati. Occorre attendere sino a 7-10 giorni. «Il fermo della risonanza magnetica ed i lunghi tempi di esecuzione di una Tac», aggiungono Cgil, Cisl e Uil, «provocano allungamento dei tempi di ricovero, ritardi e difficoltà nelle diagnosi, con il conseguente pericolo per i pazienti. Gli utenti non ricoverati non possono eseguire risonanza magnetica in loco e devono attendere non meno di 60 giorni per ...

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