Tamara Mais: "La chiusura della casa dell’anziano e lo spettro della perdita del lavoro"

In questi giorni concitati la cooperativa che rappresento ed i lavoratori che ne fanno parte sono stati catapultati in una situazione che nessuno di noi avrebbe mai potuto immaginare: la chiusura della casa dell’anziano e lo spettro della perdita del lavoro. In questa situazione ho preferito non espormi pubblicamente perché non è nello stile della cooperativa che rappresento, e non mi sembrava opportuno, partecipare ai dibattiti sulle questioni amministrative relative ai servizi che gestiamo, perché ho sempre ritenuto che queste fossero di esclusiva competenza dell’amministrazione comunale. Mi trovo, tuttavia, ora costretta a intervenire per chiarire la posizione della cooperativa e sgomberare il campo dalle numerose insinuazioni in ordine alla nostra volontà di chiudere la casa dell’anziano, cercando di fare un breve excursus sulle azioni che la cooperativa ha svolto nell’esclusivo interesse della tutela degli ospiti e dei lavoratori. In data 28 novembre 2018, a seguito di numerosi solleciti ad intervenire per compiere interventi di manutenzione - ne ho contato almeno 17 tra i più importanti - non avendo mai ricevuto risposta, ho deciso di recarmi direttamente in Comune per ottenere l’attenzione dell’amministrazione seguendo, peraltro, le direttive del nostro ingegnere responsabile della sicurezza. Infatti, l’ingegnere il giorno precedente, recatosi a seguito di mio invito nella struttura per effettuare un sopralluogo, ha manifestato la necessità di informare con urgenza l’amministrazione per renderla edotta dello stato in cui versava la struttura. Durante il colloquio con il sindaco, la giunta e il Responsabile dell’Ufficio Tecnico lavori pubblici e Patrimonio, ho espresso la nostra preoccupazione in ordine allo stato della struttura, accresciutasi a seguito delle copiose piogge avvenute nei giorni precedenti, che avevano cagionato delle infiltrazioni in alcune parti dell’impianto elettrico. Gli evidenti rischi per gli anziani e per gli operatori che tale situazione poteva determinare mi hanno condotto a richiedere un intervento urgente all’amministrazione, ripeto un intervento urgente funzionale proprio a rimuovere nel più breve tempo possibile le problematiche più gravi al fine di neutralizzare i rischi e così evitare la chiusura della struttura. Le segnalazioni, lo ribadisco, avevano l’unico scopo di sollecitare un intervento urgente, e la nostra volontà era solo e soltanto quella di evitare la chiusura della struttura, che - come manifestano i fatti - avrebbe rappresentato altrimenti un’ineludibile conseguenza, atteso che da anni non è stato effettuato nessun serio intervento di manutenzione. Il giorno successivo l’ingegnere del Comune si è recato in struttura per effettuare un sopralluogo, al quale ha fatto seguito una relazione, datata 29 novembre 2018, che dichiarava la struttura carente dei “requisiti minimi per potersi considerare AGIBILE”. Tale esito ci ha colto di sorpresa, perché ...

Roberto Porcedda, pilota di freestyle

Si chiama Roberto Porcedda, ha 33 anni, ed è un praticante per passione di freestyle, disciplina sportiva che consiste nel fare, in sella a una moto, delle acrobazie in aria e salti da brivido. Roberto, può spiegarci bene cos’è il freestyle? «È uno sport di spettacolo e non di gara. In un’area aperta viene piazzata una rampa di quattro metri con una pista in discesa di circa dodici; il motociclista fa salti molto alti e figure acrobatiche davanti al proprio pubblico, spesso numeroso. Si tratta di una disciplina inventata dagli americani». Com’è arrivato a questa passione? «Mi piacevano tanto i video di alcuni praticanti professionisti della disciplina. Dopo essermi comprato la moto, ho quindi provato a imitarli: prima ho iniziato a saltare con la moto togliendo una mano dal manubrio, poi l’altra e così via. All’inizio ero limitato, come era ovvio che fosse, essendo un autodidatta. Poi, circa dieci anni fa, seppi di uno spettacolo freestyle a Sassari: mi misi in contatto con l’organizzatore di quell’evento chiedendogli se gli servissero dei rinforzi. Mi diede il suo assenso dopo avermi visionato in alcuni filmati che mi riprendevano in acrobazia in sella alla mia moto. Nel tempo, grazie alla pratica e a qualche buon consiglio da chi ne sapeva più di me, sono migliorato tecnicamente». E sono poi arrivate anche le prime gratificazioni. «Si. Nel 2009 sono stato ingaggiato dalla TDK, società di Milano. La mia prima vera esibizione in pubblico l’ho fatta a Usini; da quel giorno ne sono seguite tante altre: non solo in Sardegna, ma anche in altre regioni d’Italia. Ho quindi proseguito, come acrobata di moto, nel circo “Miranda Orfei” e, per qualche mese, nel “Rainbow Magicland”, un parco divertimenti che si trova nei pressi di Roma. Al momento gareggio nel campionato “ASI” e appartengo al gruppo “Metal X Troups”, nato a fine anni ’90 e fondato Cagliari da Roberto Massa e Maurizio Cinus». [caption id="attachment_29069" align="alignleft" width="458"] Roberto Procedda in acrobazia[/caption] Può spiegarci, visti i salti che esegue, quali emozioni si provano lassù in aria? «Si tratta di uno sport di adrenalina pura. Convertire in parole ciò che provo non è facile: per capirlo, so che può sembrare scontato ciò che sto per dire, ma è ciò che realmente penso: bisognerebbe provare». Per praticare il freestyle serve possedere un’indole particolare? Lei, per esempio, ha una personalità fuori dalle righe nella sua vita privata? «Il fatto che sia chiamato anche sport di “estrema unzione” potrebbe far pensare che per praticarlo occorra essere un po’ “pazzi”: le assicuro, nonostante ciò, che sono un tipo abbastanza prudente e razionale». Quindi, se lei esclude l’audacia come virtù, cosa bisogna possedere per praticare questa disciplina? «Credo che l’ingrediente principale non stia tanto nel coraggio, quanto, invece, nell’essere un buon calcolatore: è importante conoscer ...

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