Il Messaggero Sardo: il giornale degli emigrati
Un pezzo di nostalgia rabbiosa. Di quelle che prendono ai sardi d'oltremare quando si vedono ancora più calpestati di quanto abbia già fatto il Destino che gli ha cacciati di casa, costretti a inventarsi un'altra lingua per sopravvivere, sempre a sognare un ritorno “a bidda”, quando ce ne saranno le condizioni...mai. Tutta colpa di Gianni De Candia che porta al Circolo culturale sardo di Milano il suo ponderoso (carta lucida, oltre 400 pagine): “Sardegna La Grande Diaspora” sottotitolo “Memorie e ricordi dei 40 anni della cooperativa Messaggero sardo (1974-2014)” (Carlo Delfino editore). Cosa sia stato il “Messaggero sardo” per gli emigrati della nostra isola, non solo in continente italiano, ma e sopratutto belga, tedesco, olandese, francese, argentino, brasiliano, australiano e chi più ne ha più ne metta lui, è arduo da compendiare persino in una pagina di giornale. Oggi, in tempi di internet imperante, in cui persino l'uomo a capo del paese più potente del mondo si sveglia nottetempo per “twittare” video a carattere anti-islamico ai suoi 40 milioni ( avete letto bene: 40.000.000!) di “followers” (gente che lo segue anche quando dorme), il tutto in tempo reale, è difficile spiegare ai più giovani cosa rappresentasse, per una famiglia di Ozieri, di Serramanna, di Mores, sospinti dalla miseria lacerante che imperava nei loro poveri paesi ad emigrare all'estero, praticamente al buio, ad inseguire la luce soffusa di una speranza chiamata lavoro, pane quotidiano per i figli, l'arrivo mensile di quel giornale che odorava ancora di mirto e cardo selvatico. Misto a quello dell'inchiostro-petrolio delle rotative. In tempo di mondo in rete è sin facile farsene un'idea, l'onnipotente “motore di ricerca” di qualsiasi computer a richiesta di: “messaggero sardo” vi darà l'opportunità di sfogliarli tutti i numeri del giornale, dal 1969 al fatale 2014, l'anno della sua chiusura in forma cartacea. E quale altra forma se non quella avrebbe dovuto avere per gente che, spesso, non aveva in tasca che la licenza elementare, la cui lingua madre era il sardo della sua zona, gallurese o campidanese che fosse, i congiuntivi italiani sguscianti come lucertole agostane. Tocca leggere le lettere che i nostri connazionali scrivevano al giornale per farsi un'idea della lacerazione patita, la gran parte suonano così: “Caro Messaggero Sardo...E' l'unico modo che ancora mi lega alle cose sarde e alla terra che tanto voglio bene. Sono 27 anni che vivo fuori dalla mia terra e la nostalgia mi rode...”( G. Pilloni, cagliaritano dal Brasile, gennaio 1982). Luglio dello stesso anno: “Caro Messaggero Sardo, da 23 anni sono emigrata in Francia, sono madre di nove figli, purtroppo abbandonata dal marito con tre figli che sono ancora studenti...” (Teresa Ghiani, Audun Le Tiebe, 57930-Francia). Il Messaggero è un amico a cui si dice tutto, a cui si ricorre per un aiuto di qualsiasi tipo, con richieste di consigli tra i più ...
Leggi di piùI giocattoli antichi della Proloco di Collinas
Le manifestazioni della tradizione locale sono anche occasione di conoscenza del patrimonio culturale. In occasione delle esposizioni organizzate per l’appuntamento di “Saboris antigus” a Suelli, è stato allestito uno spazio dedicato alle attività ludiche di un tempo. Cortesemente messi a disposizione della Pro Loco di Collinas, i giocattoli sono stati esposti dei visitatori che per una serata hanno vissuto l’atmosfera tipica della vita quotidiana e dell’intrattenimento dei nostri nonni quando erano bambini. La mostra è stata organizzata dalla Cooperativa “Lago e Nuraghe” che nel grazioso comune della Trexenta gestisce la ludoteca e il servizio di doposcuola per gli alunni delle elementari. Per i grandi ma soprattutto per i piccoli, il salone sulla piazza principale è stato teatro di un laboratorio per la lavorazione tradizionale del pane e naturalmente il gioco con fucili in legno, l’arco in canna, le bambole di stoffa, trenini e piccoli carretti realizzati con oggetti di uso comune riciclati con estro creativo. Il quello che fu il paese di Forru, esiste una particolare vocazione per la diffusione dei giochi antichi. «Fino a qualche anno fa per i ragazzini vi era l’appuntamento dedicato all’Olimpiade del gioco tradizionale in Sardegna, torneo nel quale si gareggiava con s’Arcu, is Cuaddeddus de canna, Luna e Monti Cuaddu proceddu, Su xricu, Pincaneddu, Badrunfa», dice il presidente della Proloco Luciano Tuveri. «I giocattoli recentemente esposti a Suelli, tranne la strocci arrana che appartiene a un privato cittadino, fanno parte di una collezione che la Pro Loco rende disponibile in prestito per gli eventi culturali», prosegue il presidente della Pro loco, «Si stratta di giochi realizzati da artigiani locali che, ricordando i giocattoli del loro passato, ne hanno riprodotto fedelmente la forma e il meccanismo per assicurare il corretto funzionamento». Per il prossimo carnevale, come ogni anno, Collinas proporrà ai visitatori la festa tradizionale con l’albero di cuccagna, la corsa con i sacchi e il tiro alla fune e naturalmente la pentolaccia. Intanto, il nuovo anno, nel vivo del tempo di Natale, il 6 gennaio sempre a Collinas sarà allestito un presepe vivente, con la particolarità di poterlo visitare e prendervi parte attraversandolo materialmente. La sacra rappresentazione, prevista per il pomeriggio, seguirà l’esposizione dei figuranti e mestieri durante la mattinata; nell’intervallo fra i due eventi il pranzo, organizzato dalla Pro Loco, a cui è possibile partecipare su prenotazione. Giovanni Contu ...
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