Spiagge per cani: prende il via il progetto “Bau spiagge”

In ottemperanza a quanto predisposto dall’ordinanza regionale balneare 2016 che disciplina tutte le attività esercitabili sul demanio marittimo il consiglio comunale di Arbus  delibera all’unanimità il regolamento che disciplina e  individua le aree riservate  alla balneazione degli animali da affezione. Considerate le numerose sostanziale modifiche chieste sia durante i lavori delle due commissioni, quella  ambiente e quella per i regolamenti riunite in modo congiunto, sia in fase di dibattito consiliare , il regolamento pur immediatamente operativo avrà comunque bisogno di un ulteriore passaggio consiliare. Potranno accedere alla spiaggia esclusivamente i cani che siano regolarmente iscritti all’anagrafe canina e , altresì, muniti di documentazione sanitaria attestante l’effettuazione della profilassi vaccinale periodica contro le principali malattie infettive e la certificazione attestante lo “stato di buona salute” rilasciata da non oltre 30 giorni. L’accesso é consentito dalle 9 alle 19  mentre la balneazione potrà avvenire dalle 12 alle 15 e dalle 18 alle 19. Ogni cane avrà a sua disposizione su ogni area individuata non più di 9 metri quadrati mentre l’accesso al mare è consentito a non più di 5 cani per volta. Naturalmente grava sul proprietario/detentore l’obbligo di portare con se una museruola rigida o mordiba da applicare ai cani in caso di rischio per l’incolumità di persone o animali  e quello di tenere gli animali al guinzaglio di lunghezza non superiore a metri 1,50. A carico del proprietario/detentore anche numerosi altri obblighi le cui infrazioni, sempre se il fatto non costituisce reato, saranno punite con l’applicazione di sanzioni pecuniarie. Le amministrazioni comunali dovranno delimitare e segnalare adeguatamente tali aree e dovranno garantirne la pulizia. Le “Bau Spiagge” dovrebbero essere individuate e delimitate nelle aree maggiormente frequentate ovvero Piscinas, Torre dei Corsari e Scivu. Gianni Vacca ...

Gianfranco Vargiu: bomber croce e delizia degli anni ’80 e ‘90

Uno scrittore del paese, Andrea Porcedda, nei primi anni 2000 pubblicò un libro di successo sullo sport a Villamar. Nella parte finale di quello scritto venne messa in risalto, in una speciale classifica di merito, la figura di Gianfranco Vargiu considerato come il miglior calciatore villamarese di sempre. D’accordo o meno su quel giudizio, la carriera calcistica di colui che un tempo veniva soprannominato “Lo Squalo” parla da sola: attaccante dalle grandi doti e una carriera nei palcoscenici più importanti del calcio sardo condita da tanti gol. Giocatore dalle grandi potenzialità che tuttavia, un po’ per sfortuna e un po’ per colpe proprie, avrebbe avuto tutti i numeri per poter sfondare a livelli ancora più alti. Chi è stato Gianfranco Vargiu calciatore? «Ho iniziato a giocare sin da piccolo, da autodidatta. Ero un attaccante di razza con un fisico possente e agile allo stesso tempo, ambidestro, abile di testa. Ho iniziato la mia carriera a Pauli Arbarei a 15 anni, ho poi proseguito a Villamar e, durante il servizio militare, ho giocato nella rappresentativa militare. Un brutto incidente in moto mi ha fatto perdere qualche anno. Ho poi ripreso alla grande con il Villamar, poi il Barumini in Promozione, il Lunamatrona e quindi la Tharros, all’epoca grande squadra nel palcoscenico calcistico sardo. Poi tante altre squadre nel finale di carriera. Ho appeso le scarpe al chiodo a 40 anni suonati». Quanti gol e riconoscimenti nella sua carriera? «I gol non li so quantificare. Sicuramente tanti: avevo un minimo sindacale” di almeno 17/18 gol a stagione. Per quel che riguarda i riconoscimenti posso dire che, senza presunzione, me la giocavo alla pari se non di più con altri calciatori che hanno fatto poi carriere più ad alto livello della mia».   La Tharros, grande squadra sarda negli anni ’80, oggi nobile decaduta, è stata sicuramente la sua grande occasione. Cosa ricorda di quell’epoca? «In quel momento ho capito come il calcio avesse una doppia faccia: una bella e un’altra meno bella. Fra le cose belle ricordo per esempio il fatto di aver giocato contro un certo Gianfranco Zola e aver stretto amicizie importanti. Della Tharros, non ho però dei grandi ricordi: non trovai lì un ambiente a me congeniale. In quegli anni ricevetti proposte di tesseramento da parte di squadre più blasonate quali la Torres e il Novara, all’epoca in Serie C. Un po’ per aver ascoltato consigli non buoni e un po’ per colpe mie, non riuscì a fare il salto nel calcio che conta». Se potesse tornare a quegli anni e rincontrarsi da giovane, cosa direbbe a quel ragazzo dalle grandi doti calcistiche? «Gli direi di riflettere maggiormente, di capire che avevo delle potenzialità che avrei potuto sfruttare meglio. Forse se avessi avuto al mio fianco una persona capace di darmi dei buoni consigli e spronarmi maggiormente, le cose sarebbero andate diversamente. Ma, si sa, col sennò di poi siamo tutti bravi a parlare». Com’è cambiato il ...

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