Monumenti Aperti, è partita l’edizione 2018

Al via Monumenti Aperti, la manifestazione culturale che ogni anno, da ben 22 anni, consente ai turisti e ai sardi di scoprire storia e tradizioni della Sardegna, di vivere e conoscere il passato entrando a pieno negli eventi che hanno segnato il territorio. Un viaggio di conoscenza e identità attraverso l’apertura, in ogni paese aderente all’iniziativa, di centinaia di luoghi di cultura che spesso restano chiusi al pubblico durante l’anno, o comunque non sono visitabili liberamente se non accompagnati da guide turistiche appositamente formate. La manifestazione di Monumenti Aperti che ogni anno registra il boom di visitatori (nel 2017 318.000 persone), permette invece il libero e gratuito accesso, permette di avere delle guide formate a posta per l’occasione grazie ai migliaia di volontari che con grande serietà e senso civico svolgono questa mansione, grazie alla collaborazione delle tante associazioni e alle scuole di ogni ordine e grado. Monumenti Aperti è una manifestazione di unione e condivisione, di lavoro per la diffusione e l’accessibilità alla cultura, di vicinanza alle genti diverse nelle diverse zone della Sardegna. La manifestazione è iniziata il 21 e 22 Aprile e proseguirà per ogni weekend fino al 2 e 3 Giugno. Quest’anno, tra i 60 comuni che partecipano all’edizione 2018, hanno aderito per la prima volta i comuni di Cossoine, Pabillonis, Sant’Anna Arresi, Seneghe, Terralba, Torralba e Tramatza. Il 19 e 20 Maggio sarà la volta dei comuni di Cuglieri, Lunamatrona, Monserrato, Pabillonis, Quartu Sant’Elena, Serdiana, Thiesi, Tortolì-Arbatax e Villanovafranca. Il 26 e il 27 Maggio i protagonisti saranno i comuni di Osilo, Ozieri, Ploaghe, Sardara, Selargius, Terralba, Uras, Villacidro, Villamassargia. A chiudere la manifestazione il 2 e il 3 Giugno saranno i comuni di Buggerru, Cossoine, Dolianova, Iglesias, Santadi, Sant’Anna Arresi, Semestene, Seneghe, Settimo San Pietro, Torralba. Per info e aggiornamenti su paesi e monumenti visitabili, visitate il sito ufficiale di Monumenti Aperti e la pagina Facebook della manifestazione.  Monumenti Aperti è un invito imperdibile rivolto a tutti, è un sentimento condiviso, è fascino incantevole. Elena D’Ettorre ...

Separarsi sì, ma senza farsi male

“Separarsi si, ma senza farsi male”. Questo è il filo conduttore che mi accompagna quando nel mio studio si rivolgono i coniugi per separarsi. Spiego loro che la separazione è sì un atto doloroso della vita che non significa però fallimento, distruzione, ma un cambio di vita determinato dal venir meno di quell'affectio coniugalis che un tempo li legava. Se è vero che la separazione è dolorosa, lo è ancor di più vivere in una famiglia infelice, conflittuale, scombinata, sofferente … in una famiglia in apparenza integra, ma in realtà separata. Viviamo in una società in continuo cambiamento; infatti il concetto tradizionale di famiglia si accompagna attualmente ad un concetto di famiglia allargato, direi trasformato che include unioni anche dello stesso sesso. Molti mi chiedono che penso del matrimonio. Rispondo: ”Credo nell'amore, nella famiglia … finchè dura”. Quando, purtroppo, si giunge al capolinea dell'amore penso che la soluzione migliore sia quella di prendere strade diverse nel reciproco rispetto, senza farsi del male. E quando ci sono figli? La situazione diventa più difficile da gestire perché maggiori sono le responsabilità. E' proprio in questo momento che entra in gioco il ruolo del buon avvocato. Consiglio di nascondere il malumore, cerco, tento di farli ragionare civilmente precisando che al primo posto vengono i figli. Prospetto loro che la soluzione migliore, in assenza di conflitto, è quella di mantenere inalterato l'ambiente in cui i figli hanno vissuto operando, se la casa coniugale lo permette, una divisione in modo da ricavarne due unità abitative (cosiddetto “nesting”: ossia la conservazione del nido). In questo modo la casa in cui la famiglia ha vissuto viene conservata, non viene venduta, né svuotata dei ricordi della vita passata.  E ancora, il coniuge non collocatario ha la possibilità di stare più vicino ai figli. Ma a trarre maggior vantaggio da questa soluzione sono i figli i quali continuano a mantenere i loro ritmi di vita e cioè la scuola, gli amici, gli svaghi … ciò per evitare agli stessi quel malessere psico - fisico che può derivare da un inaspettato cambiamento dello stile di vita. È bene, quindi, trovare un accordo e non utilizzare i figli come oggetti, come ricatto, ma comportarsi sempre civilmente per evitare che soffrano. Spiego, ancora, che “separazione” non significa necessariamente la fine della famiglia perché, nonostante le vite si dividano, è possibile mantenere un sincero affetto reciproco partecipando - ad esempio - entrambi agli eventi più importanti della vita dei figli anche se, nella maggior parte dei casi, è difficile ottenere questo, infatti separarsi diventa una guerra per molti, sia dal lato affettivo che economico. Nei casi di maggior conflitto anche il mio lavoro diventa più pesante e, in questo caso, accanto all'applicazione della Legge, che è il mio primo punto di riferimento, devo appoggiarmi anche alla tecnica del problem solvi ...

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