Monumenti aperti: un’opportunità per visitare i siti minerari
“Riscoprire tracce, segni, testimonianze del passato per riappropriarsi delle proprie tradizioni civili e religiose per rafforzare la propria identità e il senso di appartenenza alla comunità”. Questo lo scopo di Monumenti Aperti la manifestazione nata nel 1997 a Cagliari ideata per costituire uno stimolo alla tutela e valorizzazione dei beni culturali e ambientali e come occasione del comune impegno e collaborazione tra associazioni, enti pubblici e privati e istituzioni. [caption id="attachment_12071" align="alignnone" width="450"] Montevecchio gioielli Castoldi foto fernanda pinna 22-05-10[/caption] L’Associazione Culturale Onlus Imago Mundi ha diramato qualche giorno fa il calendario 2017, XXI edizione: si partirà il 22/23 aprile per concludersi il 27/28 maggio dopo sei interessanti tappe che porterà un numero sempre più crescente di visitatori (si parla ormai di oltre 200.000 presenze) lungo percorsi culturali e artistici diffusi su tutto il territorio dell’isola. Un evento di valenza straordinaria al quale Arbus ancora una volta aderisce (delibera di giunta n. 28 del 14 marzo) con grande entusiasmo nei giorni del 27 e 28 maggio quando in gemellaggio con il comune di Guspini aprirà a Monumenti Aperti il proprio prezioso scrigno dove sarà facile trovare le grandi testimonianze di archeologia industriale mineraria delle frazioni di Montevecchio e Ingurtosu, ma anche numerosi siti di carattere religioso e museali presenti nel centro abitato. Con l’ammiccante slogan “il paesaggio nelle sue più diverse accezioni” l’edizione in programma nella prossima primavera intende offrire ulteriori contenuti alla sua tematica centrale. Tematica e contenuti per anni focalizzati nella riscoperta e valorizzazione di monumenti normalmente chiusi o difficilmente accessibili aperti e spiegati al pubblico grazie alle visite guidate condotte da volontari e studenti delle scuole e la golosa opportunità di poter assaporare lungo i percorsi culturali e artistici proposti le specialità gastronomiche e agroalimentari della Sardegna. Un tema di particolare interesse per Arbus che già da qualche anno pur con alterne fortune e con parecchie difficoltà ha una scommessa in corso (da vincere a tutti i costi) per la riconversione economica del proprio territorio proprio nei settori così fortemente pubblicizzati e proposti da Monumenti Aperti. Una vetrina ad ampio respiro che può dare un fortissimo impulso per veicolare l’immagine e le potenzialità del paese e del suo territorio attraverso la campagna promozionale e di comunicazione predisposta dall’Associazione Imago Mundi che già da qualche anno ha superato i confini regionali. Cosa visitare? Sarà il comune ad individuare i siti che saranno protagonisti dell’iniziativa. Comunque c’è solo l’imbarazzo della scelta! Ad Arbus la chiesa San Sebastiano risalente a metà del ‘400, la pinacoteca Florisserra Vinci, il Museo del Coltello che ospita pezzi della tradizione sarda e arbures ...
Leggi di più“Terra natia”: un film sulla vita mineraria di Ingurtosu
Per chi ha vissuto e lavorato a Ingurtosu, Montevecchio, Gennemari, Naracauli, sa bene che da quelle gallerie, da quei pozzi che si infilano pericolosamente nelle viscere della terra e tenevano prigionieri per otto, dieci, dodici ore migliaia di esseri umani non si estrae più ne piombo ne zinco, ma solo ricordi. Alle nuove generazioni che invece sfiorano solo attraverso un rapporto parentale gli anni della “grandeur estrattiva” rimane per quei luoghi macchiati di un dignitoso benessere economico ma premiati anche con tantissime morti bianche e malattie professionali un senso di familiarità e un alto valore emotivo. Da questa familiarità e alto valore emotivo si materializza il déjà vu, un sogno genuinamente accaduto, che autorizza figli e nipoti dei minatori, piccoli grandi eroi del loro tempo, ad affermare con misteriosa consapevolezza: «Si è tutto vero, l’ho vissuto anch’io». Nasce così da un’idea di Walter Fosci il film documentario “Terra Natia”. Un lungometraggio amatoriale a carattere documentaristico presentato per la sua “prima” in occasione della celebrazione e festeggiamenti per il primo centenario della consacrazione della chiesa di Santa Barbara a Ingurtosu. «Si descrive una storia non vera, ma verosimile: di emigrazione non voluta e dovuta alla chiusura delle miniere e di quel forte senso di appartenenza e attaccamento che assale chiunque sia forzatamente allontanato dalla propria terra d’origine… la Sardegna!». A raccontarlo in premessa è Walter Fosci, autore dell’interessante iniziativa realizzata, tiene a precisare, «con l’aiuto di un gruppo amici e la collaborazione di don Luca Carrogu e della parrocchia Beata Vergine Maria Regina». Terra Natia ha una trama semplice verosimilmente uguale a quella che vissero numerose famiglie quando intorno agli anni sessanta iniziò la forte riduzione della coltivazione mineraria che porterà da lì a qualche anno alla completa chiusura dei cantieri di Ingurtosu e Montevecchio. Massicci i licenziamenti, i contratti di lavoro vennero stracciati e per numerose famiglie l’unica via di fuga e sopravvivenza fu il biglietto di sola andata, in cerca di fortuna, per il continente. Come appunto fece la famiglia di Franco e Agnese Licheri genitori del futuro don Bastiano (interpretato da Walter Fosci) e di don Luigi Licheri (Gigi Tatti) zio di Bastiano e cappellano della chiesetta di Santa Barbara che, perso il lavoro, scelsero come futura destinazione Occhiobello paesino in provincia di Rovigo adagiato sulle rive del Po. A Ingurtosu rimane invece il terzo protagonista della trama l’ex sacrestano Giampaolo Muscas (Giampaolo Atzori) destinato ad ospitare don Bastiano quando sollecitato dalla nostalgia e dalla curiosità dello zio don Luigi per il borgo minerario dal quale manca ormai da parecchi anni farà rientro per qualche giorno a Ingurtosu suo paese natale con la palese missione di verificare lo stato di salute di quei luoghi bellissimi rimasti perenn ...
Leggi di più